Gaetano Vicari: un ponte tra passato e presente
Gaetano Vicari è uno di quei pittori che non smettono mai di cercare attraverso l’arte la loro vera natura. Passato attraverso le più svariate esperienze artistiche (impressionismo, surrealismo, astrattismo) da qualche anno è approdato al realismo, affrontando con grande perizia tecnica la figura, il paesaggio e la natura morta. Alcuni critici asseriscono che i suoi ritratti, inseriti in ovali scuri, subiscono l’influenza della ritrattistica dell’800, ed insieme quella dei grandi protagonisti della fotografia contemporanea, ed io aggiungerei creando un ponte tra passato e presente. La contaminazione dell’oggi è quanto mai evidente e rabbiosa nel gesto di creare fori nella tela, che ultimamente il Nostro compie. Il senso di questa provocazione è inquietante e misterioso. Forse sono i sedimenti della ribellione di Fontana, oppure è icona di quello squarcio, quella caduta, in cui tanti ritengono che sia stata coinvolta l’arte con la A maiuscola fin dall’apparire della fotografia che ne metteva in discussione il compito di riproduttrice della realtà. Così Vicari si trova, come molti altri, nella necessità di cercare nuovi orizzonti e si rivolge ad una sorta di realismo magico, in cui la funzione di quei volti si fa storia di emozioni che riemergono dall’oscurità della memoria, e nella sua memoria ci sono soprattutto i volti, le mani, a produrre un’energia di luce, a creare sospensioni sature di interrogativi. In questo modo, pur dando una lezione di pittura “tout court” egli si tira fuori da un discorso puramente estetico, e confluisce nella schiera di coloro che hanno qualcosa da dire. VITTORIA BELLOMO
Critiche di Enzo Fabiani
Generalmente nella moderna ricerca di se stesso, l’artista parte figurativo ed arriva astratto alla mèta. Questo pittore invece è partito impressionista, è passato per il Surrealismo e l’Astrattismo ed è approdato ad un Realismo che potremmo dire magico per la sensibilità coloristica e la nitidezza d’esecuzione. Una ricerca dunque compiuta seriamente e giustamente premiata. ENZO FABIANI
Se da una parte non si può escludere del tutto una parentela con i ritrattisti ottocenteschi, italiani e francesi, dall’altra viene da ricordare il modo di definire il motivo secondo i grandi ritrattisti fotografi contemporanei. Il che porta, grazie ad una tecnica avvertita e sensibile, a risultati di accattivante interesse. ENZO FABIANI
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Critica di Antonella Brandi
Un recupero dell’estetica. Un’attenzione al bello secondo il giudizio che di esso Kant dà “il bello è l’oggetto di un piacere universale e disinteressato”. In questo senso le opere di Gaetano Vicari possono definirsi “belle”, a prescindere dal concetto e dalle finalità. Belle di una bellezza che non può sfuggire ad alcuno perché essa non è l’impressione sensibile di un soggetto, ma è una categorica “bellezza aderente” corrispondente alle esigenze di unità, ordine ed armonia, esigenza che l’uomo, anche inconsapevolmente, ricerca comunque. ANTONELLA BRANDI
Il Pittore dell'equilibrio, Gaetano Vicari
Chissà cosa prova, nel secondo dopoguerra, quel ragazzino il cui sguardo si slancia sui paradisiaci pergolati di stucco immersi nelle azzurrità delle chiese di Barrafranca; magari ritrova la sua vena, discendente da quella del Fantauzzo, suo avo, che alla fine dell’800 ha plasmato simili giardini. Gaetano nasce nel 1944 tra gli strascichi delle violenze belliche… ecco che spontanei si affacciano i suoi paesaggi dell’esordio, acquerelli tersi come la spensieratezza, che solo l’Arte può offrire. Poi, il passaggio alla inesperta alchimia della composizione dei colori ad olio. E’ il 1967: la prima Mostra in assoluto a Barrafranca nel cui manifesto accanto al nome di Gaetano Vicari appare la dicitura “pittore”. Il giovane studente barrese di Lettere è folgorato dall’impressionismo francese per poi passare al surrealismo, contagiato dalle visioni oniriche di Dalì. Vicari continua ad osare, sperimentando l’informalità dei collages e del lettrismo e poi prendendo a spatolate le tele, forse per difendersi dalle sfide della maturità. 1977, mani sacrileghe sottraggono ai credenti barresi la sacra immagine della compatrona Maria SS. della Stella. Un grave ammanco, che segna il percorso artistico di Gaetano Vicari. E’, quindi, indetto un concorso per restituire al culto l’effigie tanto amata. Subito all’opera, febbrilmente. «Quante volte sfumai, accarezzando lievemente con il pennello le guance; quante volte rifeci e corressi gli occhi, cercando quello sguardo materno e puro; quante volte rifeci l’accenno del sorriso delle labbra: rifacevo, cercavo, sfumavo per trovare tra sguardo e sorriso quell’equilibrio, che avrebbe prodotto e fissato l’espressione materna, umana e sovrumana della Madre di Dio»: così il pittore descrive quei mistici momenti, in cui crea l’attuale venerato simulacro. Dopo questa esperienza, per lui si apre il periodo del realismo, che dura fino a quando l’esigenza di percorrere nuove strade stilistiche lo porta oltre la bidimensionalità della tela, ostacolo che egli supera, operando dei buchi sulla superficie pittorica. La carriera del maestro è di tutto riguardo, costellata da numerose personali in Italia e all’Estero (Città del Messico, New York, Londra, Bordeaux, Philadelphia, Ankara etc.) e da prestigiosi premi come: “Culture day” , TOKYO, 1987; Premio “Arte 92”, Mondadori, MILANO, 1992 etc. Incorniciare l’opera di Vicari risulta impresa immane; perdersi nei meandri della bibliografia e della sitografia è però dovuto, come il ringraziamento nei confronti di un “Artista”, i cui dipinti sono esposti in diversi Musei, tra i quali quello di Poggio Bustone dedicato a Lucio Battisti. Tra le sue pubblicazioni “La grande eredità” e “Guida alle Chiese di Barrafranca”, potete rintracciarre le sue indelebili orme con un clik su www.gaetanovicari.it. Filippo Salvaggio
Da “New Atri”-febbraio 2009- Barrafranca(Enna)
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