Gaetano Vicari: GUIDA ALLE PRINCIPALI CHIESE DI BARRAFRANCA ed ai loro tesori nascosti CON AGGIORNAMENTI dal 1984 ai nostri giorni-CAPITOLO PRIMO: CHIESA MADRE DELLA DIVINA GRAZIA CON AGGIORNAMENTI fino ai nostri giorni

CAPITOLO PRIMO

CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE
Davanti alla chiesa, la piccola piazzola è rallegrata dalle voci dei bambini che giocano: qui ancora il punto centrale del quartiere è la Parrocchia, che protegge e chiama. La facciata è gaia e chiara, con il tetto appuntito, fiancheggiata dal campanile.
Il chiaro della facciata nasconde i quasi tre secoli e mezzo della chiesa, ma non copre il portale semplice e bellissimo, di pietra intagliata, che circonda il portone centrale. Gli intagli delle pietre, eseguiti forse da uno scalpellino di Pietraperzia nella seconda metà del 1600, e precisamente nel 1670, anche se ancora ben visibili, sono un po’corrosi dal tempo.
Entrati in chiesa, la prima cosa che ci colpisce è la pace che vi regna, una serenità che scaturisce da tutto l’insieme pulito, semplice ed ordinato.
La chiesa, ad una sola navata, è profonda circa 25 metri e larga 7, ed è ornata dagli stucchi del Fantauzzo. Giuseppe Fantauzzo, nato nel 1851, fu un artista di Barrafranca, il quale operò principalmente nella seconda metà dell’800 in molti paesi della Sicilia con il fratello Amedeo, e fu il bisnonno dello scrittore di quest’opera. Morì nel 1899, a soli 48 anni, in seguito ad una caduta, mentre lavorava nella chiesa del Carmine a Mazzarino.
Giriamo un po’lo sguardo lungo le pareti e la volta della chiesa: l’insieme degli stucchi risulta quasi geometrico ed elegante, ma nello stesso tempo rivela una certa ingenuità sognante. Il Fantauzzo, nell’eseguire quest’opera, ha abbandonato lo stile del suo maestro il Signorelli e ha ritrovato la sua vera fisionomia, che continuerà a mostrare nella decorazione della cappella del Seminario di Piazza Armerina, forse il suo capolavoro.
Come abbiamo detto prima, per più di tre secoli, molte generazioni hanno pregato in questa chiesa, di cui non sappiamo la data esatta della fondazione. Sicuramente, la chiesa non è sempre stata come noi la vediamo, con gli stucchi del Fantauzzo, eseguiti forse tra il 1880 e il 1890, e con il recente restauro del 1971 a cura della Sovrintendenza alle Belle Arti di Catania.
La chiesa fu fondata prima del lontano 1650 per popolare la zona circostante, quando il marchesato di Barrafranca apparteneva a Fabrizio Branciforte, conte di Mazzarino e Grassuliato, principe di Pietraperzia e di Butera, marchese di Licodia e di Militello; oppure a Margherita d'Austria che gli succedette. Siamo suppergiù al tempo di Renzo e Lucia dei “Promessi Sposi” del Manzoni. Abbiamo notizia di diversi restauri eseguiti nel corso degli anni (1667- 1782- 1841): una volta, siamo nel 1765, era talmente malridotta, che il prete non poteva celebrarvi la messa.
Ora l’interno della chiesa è quasi tutto rinnovato, e l’antico e il moderno si fondono perfettamente insieme, in una sintesi quasi perfetta, senza contrasti e stridori.
Avete mai provato la piacevole e strana sensazione di riscoprire un luogo familiare, osservandolo attentamente? Si vede ciò che prima non si era visto, si scoprono particolari mai prima notati, gli oggetti acquistano luce e dimensione diversa. Ora noi vogliamo farvi riscoprire la chiesa della Madonna Delle Grazie, conducendovi dentro in una visita immaginaria.
Entrando a destra, dopo il semplice ed elegante Fonte battesimale di marmo di Carrara del 1960, è collocato l’altare della Madonna della Catena, rifatto in marmo intagliato nel 1956. Una nuova statua di legno, scolpita agli inizi degli anni 50, ha sostituito la vecchia in cartapesta. Da notare gli stucchi intorno alla nicchia eseguiti magistralmente da Santo Scarpulla, un artista barrese morto nel 1961.
(Il culto della Madonna della Catena, secondo una delle tante versioni, nacque a Palermo nel 1392, quando la Madonna liberò due innocenti, condannati a morte, spezzando le catene con cui erano incatenati).
Dello stesso stile di quello dello Scarpulla, ma di livello artistico decisamente inferiore è l’altare del Sacro Cuore, i cui stucchi furono eseguiti nel 1971 da un artigiano di Catania.
L’altare maggiore, ripristinato da Santo Scarpulla e nel 1965 rifatto da Falco, è sovrastato da una pregevole statua dell’800, in legno scolpito, della Madonna Delle Grazie.
La Madonna, maestosa e dolce nello stesso tempo, essenzialmente materna, si rivolge verso i fedeli. E tutta la vita delle statua sta in questo girarsi, che la scompostezza delle pieghe del manto sottolinea e delimita nello stesso tempo. Decisamente siamo di fronte ad una delle più belle statue di Barrafranca.
Sopra la nicchia dell’Altare Maggiore possiamo notare un bassorilievo in stucco della Madonna delle Grazie sempre di Giuseppe Fantauzzo.
Continuando la visita immaginaria della chiesa, incontriamo in fondo a sinistra, l’altare in marmo del Crocefisso, con una statua in legno del 1959.
(Il crocifisso, anche detto crocefisso o crucifisso, è la rappresentazione della figura di Gesù Cristo messo in croce ed è uno dei simboli più diffusi del Cristianesimo.
Sempre a sinistra sono poste due tele di vaste proporzioni. La prima rappresenta Sant’Espedìto Martire, ed è firmata e datata 1905 dal Cav. Domenico Provenzani, un artista siciliano nato nel 1838, discendente dal grande Domenico Provenzani (1736-1794) di Palma di Montechiaro. La qualità del dipinto per la verità non è molto alta; ma nella disposizione devozionale del Santo, nelle proporzioni e nel modellato non sempre consistente, si intuisce un sentimento molto educato di sacralità, da prospettare un artista minore, ancorato a posizioni tradizionaliste.
(S. Espedito martire (…- 303), capo della legione romana della Cappadocia (regione dell’odierna Turchia), protettore dei mercanti e dei navigatori, è invocato nelle cause disperate ed urgenti. È rappresentato che innalza la croce (hodie) e calpesta il corvo (cras), per insegnarci che non dobbiamo dubitare della bontà Dio, né aspettare il domani per pregarlo).
Al centro della parete di sinistra è collocata la tela delle Madonna Delle Grazie, il vero gioiello della chiesa ed una delle espressioni artistiche più alte delle opere di Barrafranca. Peccato che il dipinto attualmente risulti malandato!
Abbiamo notizia che un quadro della Madonna Delle Grazie stava nella chiesa Madre nel 1745. Il parroco Giunta scrive che questo della Chiesa Grazia forse è il medesimo quadro che si trovava nella chiesa Madre. Lo stesso parroco ancora, parlando delle opere del Vaccaro a Barrafranca, contraddicendosi, attribuisce il dipinto di Maria SS. delle Grazie appartenente alla chiesa omonima a questo autore, che lo eseguì nel 1818. (Ignoriamo da dove abbia preso le notizie; molto probabilmente il Giunta parla di due opere differenti).
Sappiamo che il primo pittore della famiglia Vaccaro di Caltagirone, Giuseppe, nacque nel 1793 e quindi avrebbe potuto dipingere l’opera in questione a 25 anni, nel 1818 appunto, come nella data del parroco Giunta.
Ci scusiamo per questa digressione e speriamo di non avervi annoiati. ma era assolutamente necessaria per collocare nel tempo il dipinto.
Anche se l'attribuzione al Vaccaro ci sembra la più probabile, l'autore nell'esecuzione rivela influssi raffaelleschi nel gruppo della Vergine e del Bambino, e richiami tizianeschi, specialmente per la trasparenza profondamente luminosa dei colori.
Benché la Madonna sia al centro della scena, nella posizione degli Angeli è evitata la consueta simmetria tradizionale.
È opera perfetta sia nella composizione, sia nella piena coerenza delle figure allo sfondo, che ne fa risaltare la grande umanità. La perfezione formale, tuttavia, non è il solo raggiungimento di questo capolavoro. Ciò che dà un fascino particolare a quest’opera è soprattutto la perfetta armonia dell’insieme, la sublime dolcezza dell’espressione dei volti e dell’atteggiamento del Bambino appoggiato alla Mamma, per cui questa può forse ritenersi fra le più sentite e profonde immagini della Vergine che ci abbia dato l’arte siciliana.
Vi invitiamo, quando andate in questa chiesa, ad ammirare attentamente questo capolavoro e ad osservare, oltre alla Via Crucis in legno e ai bellissimi lampadari in bronzo, le sette artistiche vetrate del cleristorio, ordinate nel 1976 dall’attuale parroco Don Luigi Faraci alla ditta Mellini di Firenze. Rappresentano a sinistra: il Battesimo, l’Eucaristia, l’Ordine Sacro; a destra: la Cresima, la Confessione e il Matrimonio. Al centro è raffigurata la Madonna Delle Grazie, come è venerata nel paese.
Ricordiamo che la chiesa è stata elevata a Parrocchia, con il nome di Madre della Divina Grazia, il 24 Maggio 1960 con bolla del Vescovo mons. Catarella ed è stata riconosciuta civilmente con Decreto Presidenziale il 16 Dicembre 1960.

AGGIORNAMENTI FINO AI NOSTRI GIORNI

CHIESA MADRE DELLA DIVINA GRAZIA

A proposito del dipinto di Maria S.S. Della Grazie che si trova in questa chiesa riportiamo quanto scritto dal Sac, Luigi Giunta: “Un documento di quest’Archivio Parrocchiale riferisce che nel 1765 questa chiesa era talmente diroccata che D. Pietro Salvaggio – legatario, non poteva celebrarvi per cui celebrava nella chiesa di S. Sebastiano dove era pure un quadro di Maria S.S. Delle Grazie”. Quest’opera è citata anche nell’inventario della Chiesa Madre del 1745, quando è descritto l’altare di S. Sebastiano: “…si trova pure in questo altare il quadro di Sta. Maria della Grazia di pittura con sua cornice di legname intagliata indorata suo velo ….. due corone d’argento una di detta Vergine e l’altra del Bambino…”.
Da ciò si potrebbe dedurre che esistevano probabilmente due dipinti della Madonna delle Grazie, uno nelle chiesa delle Grazie ed un altro in quella di San Sebastiano.
In seguito il Giunta così scrive parlando della pala:”…Forse è l’identico quadro che come s’è detto si trovava nella chiesa Madre.”(o chiesa di San Sebastiano).
I quadri, allora, erano due o uno solo?
Infine il Parroco nella Sezione “Arte e Artisti” del suo libro, citando le opere del Vaccaro, così afferma: “Quadro di M. S.S. delle Grazie nella chiesa omonima -anno 1818.”
(Attualmente presso i locali della Parrocchia si trova un dipinto di piccole dimensioni della Madonna delle Grazie, con scritto "IFAIS PER DEVOZIONE DEL P. BENEDETTO FARACI AN. 1853, di autore ignoto).
Siccome il dipinto di Maria S.S. delle Grazie, che attualmente si trova in questa chiesa, aveva bisogno di un accurato restauro, come si è scritto prima, nel lontano 1995 il parroco Salvatore Nicolosi ne fece domanda alla Sovrintendenza di Enna. Dopo molti anni, in seguito alla risposta di assenso, il 6 Gennaio 2011, Antonio Arcidiacono, professore di restauro all’Accademia di Belle Arti di Catania, prelevò il dipinto dalla parrocchia Madre della Divina Grazia per trasferirlo presso il suo laboratorio di Acireale.
I lavori di restauro dell’opera, eseguiti dal Professore e dalla sua equipe, terminarono nel Dicembre dello stesso anno, mentre quelli della cornice, in legno intagliato ed indorato, nel Febbraio del 2012.
Finalmente il 20 Febbraio 2012, il prof. Arcidiacono, i suoi collaboratori e un rappresentante della Sovrintendenza di Enna consegnarono al Parroco della Chiesa il dipinto e la cornice ritornati al loro antico splendore.
Osservando l’opera dopo il restauro, possiamo avanzare le seguenti ipotesi:
 che questo dovrebbe essere il dipinto del 1818 del Vaccaro (citato dal parroco Giunta), confortati anche dall’opinione del prof. Arcidiacono il quale asserisce che l’opera di pregevole fattura e di grande interesse artistico e storico potrebbe essere collocata agli inizi del ‘800 e che il Vaccaro potrebbe esserne l’autore;
 che non potrebbe essere lo stesso quadro della Chiesa Madre, descritto nell’inventario del 1745, in quanto non c’è traccia della corone d’argento o dei buchi che ne testimonierebbero il loro collocamento. Pensiamo che quello della Chiesa Madre sia un altro dipinto della Madonna delle Grazie, (forse di piccole dimensioni, perché collocato nell’altare di S. Sebastiano) andato perduto.
Concludiamo precisando che, per un’attribuzione e un periodo di esecuzione certi, attendiamo i risultati delle ricerche storiche ed artistiche su questo dipinto, che saranno pubblicate in uno studio della Sovrintendenza alle belle Arti di Enna.
(Madonna delle Grazie o Madre della Divina Grazia o Maria SS. delle Grazie o Beata Vergine delle Grazie è un titolo tradizionale col quale la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù..
Tale titolo nasce dall'episodio biblico noto come "Nozze di Cana": è Maria che spinge Gesù a compiere il miracolo, e sprona i servi dicendo loro: "Fate quello che Lui vi dirà".
La Chiesa Cattolica celebra la festività della Madonna delle Grazie il 31 maggio, commemorando la Visitazione di Maria ad Elisabetta).
La data più antica concernente questa chiesa è quella del 1650, quando “il Sac. D. Orlando Saporito n’era rettore…e faceva l’inventario dei beni ad essa pertinenti”.
Al tempo del parroco Giunta, su una trave dietro l’arco della porta maggiore si trovavano due date: 1667-1841. La prima non sappiamo a quale avvenimento attribuirla, mentre la seconda è la data della riparazione della chiesa eseguita dall’Ab. D. Andrea Vasapolli.
Come si è detto prima, nel 1765 la chiesa era talmente diroccata che non era possibile celebrarvi la messa. Dopo 17 anni, nel 1782 era completamente ricostruita, tanto che “il Cappellano, il Sindaco ed i giurati, nonché i deputati della chiesa, chiedevano a Mons. Corrado de Moncada, Vescovo di Catania il permesso di potersi benedire “che per essere detta chiesa antica fu di necessità di restaurarsi dalle fondamenta ed essendosi di già perfezionata ed abbellita si desiderava celebrarvi il S. Sacrificio”. La Curia di Catania rispondeva, dando il suo assenso, il 23 Gennaio 1783”.
Anticamente l'altare della Madonna della Catena era sormontato da un dipinto, con scritto in basso a destra: "PER INIZIATIVA DEL SAC. MAROTTA C.- CAV. CORRADO ATTANASIO 1921 ". Questa antica tela è stata recuperata e restaurata da Sonia Sutera di Enna il 13 Dicembre 2015, a spese di Diego Aleo e Pina Mancuso. Il 3 Aprile del 2016 il dipinto è stato collocato in chiesa nella prima arcata cieca, entrando a destra, insieme alla tela di S. Espedito, appesa nell'arcata di fronte.
L'attuale statua della Madonna della Catena è stata restaurata nel Maggio del 2015 presso il laboratorio di Robert Stuflesser di Ortisei, luogo dove era stata scolpita.
Dentro la nicchia dell’altare del Sacro Cuore è collocata una statua di resina del 1960, che ha sostituito un antico dipinto del Crocefisso. L’altare di marmo, donato nel 1964 da M. Stella Pinnisi è opera di Michele e Salvatore Arena di Valguarnera.
(Al Sacro Cuore di Gesù i cristiani della Chiesa cattolica rendono culto, la cui origine risale al tardo Medioevo. Importanti nello sviluppo della devozione al Sacro Cuore risultano tre encicliche: Annum Sacrum di Leone XIII, Miserentissimus Redemptor di Pio XI e soprattutto l'enciclica Haurietis Aquas di Pio XII).
Il Fantauzzo ha contenuto la nicchia sopra l’altare Maggiore in un tempietto, formato da un arco a tutto sesto, sorretto da quattro colonne, due per ogni lato. L’arco, fiancheggiato da due statue di Vergini, ha al centro un bassorilievo della Madonna delle Grazie ed alla sommità sostiene una raggiera con il simbolo della Vergine.
La statua lignea del Crocefisso fu offerta alla chiesa dalla famiglia Ferreri nel 1959; (si narra che i componenti di questa famiglia, guidati dalla sig.na Grazia, l’abbiano portata a spalla in processione dalla loro casa di via Ferreri Grazia alla chiesa.) L’altare, eseguito nel 1964 da Michele e Salvatore Arena di Valguarnera, è dono della famiglia Ligotti di Barrafranca.
L’intervento di ripristino del 1971 rinnovò tutto l’interno della chiesa. All’esterno si ebbe il rifacimento della facciata e il consolidamento della struttura, con un cordolo di cemento armato su cui venne ricostruito il campanile.
Nel 1987 il parroco di allora don Luigi Faraci, (1960-1993) pensò di abbellire la chiesa con un bassorilievo o una scultura da collocare sotto l’Altare postconciliare.
Venne contattato per la realizzazione dell’opera uno dei più grandi scultori italiani di fama internazionale, Floriano Bodini, scomparso a Milano nel 2005. Questi si rese disponibile a scolpire un bassorilievo e inviò tre disegni, perché si scegliesse il più adatto, con il proposito di venire a visitare la chiesa, per rendersi conto di persona dell’ambiente in cui l’opera doveva essere collocata. Fu concordato anche il compenso di massima, ma il tutto naufragò per vari motivi, soprattutto per l’impossibilità del maestro di venire a Barrafranca.
Infine una scultura in marmo, ispirata all’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, ritirata da una ditta di Roma, e scolpita forse dallo scultore R. Leoni, fu sistemata sotto l’altare il 3 Ottobre 1988.
Il 31 Maggio 1989 il Vescovo mons. Vincenzo Cirrincione consacrò e dedicò solennemente la chiesa e l’Altare postconciliare con il nuovo gruppo scultoreo.
(Ultima Cena è il nome con il quale nella religione cristiana si indica solitamente la cena di Gesù con gli apostoli durante la pasqua ebraica, precedente la sua morte. Si tenne nel luogo detto del Cenacolo).
Nell’aprile del 2003 don Salvatore Nicolosi, nuovo parroco dal 1 Febbraio 1993, arredò la chiesa con una bussola ornata da vetrate realizzate dalla ditta Salamone di Barrafranca: queste rappresentano “Il Buon Pastore” e “Cristo Risorto” al centro e “Le vie della Croce” ai lati.
La pregevole statua della Madonna delle Grazie aveva bisogno di un restauro. A spese della chiesa, l’opera fu affidata alla ditta Oltremare di Giuseppe Gervasi di Enna per un intervento che, togliendo tutte le dipinture fatte nel corso degli anni, la riportasse ai colori e alle condizioni originarie. La scultura lignea fu riconsegnata al culto dei fedeli, in tutto il suggestivo splendore originario, il 20 Agosto 2006. (Sul basamento della statua il restauro ha reso visibile la scritta “D. Saverio e D….ppe Bra.(n)?c…”).
La chiesa intanto necessitava di nuovi interventi e, dietro interessamento del Parroco don Salvatore Nicolosi, un risanamento interno ed esterno aveva inizio nel Luglio del 2007 sotto la sorveglianza della Soprintendenza alle Belle Arti di Enna. I lavori, eseguiti dall’impresa Bruno di P. Armerina e diretti dall’architetto Calogero La Pusata di Barrafranca, il quale era anche il progettista, si protrassero fino al Febbraio del 2009.
La nuova facciata, ridipinta di bianco, è circondata da una larga cornice in rilievo, il cui lato in alto delimita il timpano, che è ornato negli spioventi da un triplice bordo di mattoni inspiegabilmente grigi, ed è sormontato da una croce in metallo dallo stile decisamente moderno.
È stata rifatta la scalinata pentagonale in pietra intagliata (ricavata da una cava di Aidone) richiamante l’antico portale, il quale è stato consolidato, pulito e restaurato. Sul suo frontone, sotto una nicchia vuota è reso leggibile il seguente distico:
VII NERA CAELESTIS
VITAM CV SANGUINERV
DI NUC MEA VEXILLU
DIRA CORONA TENET
ANO DNI III IND. IBBS
Interpretato dal parroco Giunta in:
Vulnera Coelestis vitam cum sanguine fudi
Nunc mea vexillum dira corona tenet
Anno D.ni III Ind. – IBBS (1670)
e tradotto liberamente dal prof. Diego Aleo
Trafitto da frecce versai il mio sangue per Dio
Ora sulla mia terribile corona sventola il vessillo.
Parlando il distico del martirio di S. Sebastiano, è molto probabile che questo portale del 1670 sia stato trasportato nella chiesa Grazia da quella dedicata al Santo Martire, forse quando la nuova chiesa Madre fu costruita sul posto di quella appunto di San Sebastiano.
Sicuramente qui si parla della chiesa di San Sebastiano il Nuovo, perché esisteva “una chiesa di campagna in località sottoserra dedicata a San Sebastiano, e perciò detta di San Sebastiano il Vecchio, la quale doveva per ovvie ragioni essere anteriore a quella che fu la Chiesa di San Sebastiano dentro il Centro abitato, trasformata poi nell’attuale Chiesa Madre…”.
(San Sebastiano (Narbona?, 256 – Roma, 20 gennaio 288) fu un santo italiano, di origine francese, venerato come martire dalla Chiesa cattolica.
Secondo la leggenda il santo visse sotto Diocleziano e fu alto ufficiale dell'esercito imperiale. Quando Diocleziano scoprì che Sebastiano era cristiano, lo condannò ad essere lasciato morire trafitto da frecce. Credendolo morto, i carnefici lo abbandonarono; ma era ancora vivo. Curato da Santa Cecilia, riuscì a guarire. Cercando il martirio, sarebbe ritornato da Diocleziano per rimproverarlo e questi avrebbe ordinato di flagellarlo a morte, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima.).
Guardando la facciata ci accorgiamo che manca il vecchio campanile, eliminato nel 2007, con tutte le parti in cemento compreso il cordolo del 1971, su consiglio della Soprintendenza per motivi strutturali (Qualcuno parla di un fantomatico campanile che sorgeva a destra della chiesa, e crollato in seguito al terremoto del 1908). Il piccolo campanile demolito ospitava tre campane, ora conservate nei locali della chiesa. La campana mediana, con una piccola croce e l’anno 1859, è la più antica. La più piccola, la cui fusione dovrebbe risalire alla prima metà del 1900, reca la scritta: “Opera di Pietro Colbachini-Bassano”; in essa si notano in bassorilievo un Crocifisso, un angelo, lo stemma della fonderia e decori floreali. La campana grande è la più recente; in alto i decori, che la circondano, sono interrotti dall’iscrizione: “A TEMPESTATE BELLI LIBERA POPULI”; nella parte anteriore spicca il bassorilievo della Madonna delle Grazie con sotto l’iscrizione: “SAC. IOA FARACI POPULI AUXILIO FECIT A.D. MCMXL”
Il muro di sinistra esterno della chiesa, la parte absidale e quel che resta visibile del muro di destra, deturpato dalle costruzioni degli anni 50 ad esso addossate, sono stati ripristinati in modo da lasciare scoperte le parti in pietra intagliata del muro di sinistra e di tutta l’abside.
I lavori di risanamento hanno reso evidente un antecedente ampliamento della navata, che rivela due murature eseguite in epoche diverse. Non possiamo stabilire quando ciò sia avvenuto, perché, come abbiamo prima scritto, abbiamo notizia di diversi interventi succedutisi nel corso degli anni (1667-1782-1841). Sembra che nello stesso periodo fosse stata realizzata la sopraelevazione del coro.
Entrando in chiesa, dopo il 28 Marzo 2009, data in cui è riaperta al culto, ed osservando attentamente, notiamo alcuni cambiamenti che desideriamo farvi conoscere.
Il fonte battesimale, che prima si trovava al centro del primo arco cieco della parete di sinistra, è spostato a destra; in alto è appesa la tela della Madonna della Catena, dipinta nel 1921 da Corrado Attanasio, della quale abbiamo detto in precedenza.
Nell’arco cieco di fronte nella parete di sinistra è stato ricollocato il dipinto di Santo Espedìto Martire. Le cornici lignee delle due tele, realizzate dal maestro d'arte Renzo Giunta, sono state offerte dal parroco Salvatore Nicolosi e da Diego e Rosa Aleo.
Accanto all’Altare postconciliare si erge l’antica Croce rimessa a nuovo, la quale veniva portata in processione dalle due Confraternite che prima avevano sede nella Chiesa, quella del S.S. Sacramento e quella dell’Addolorata.
Nel 2012 le due cornici di stucco sulle pareti del presbiterio sono state riempite da due dipinti, olio su tela, del pittore Gaetano Vicari, autore di questa Guida. Il dipinto di destra, “Giuditta e Oloferne”, (cm. 183x85) eseguito nel 2012, è stato offerto alla chiesa dal prof. Diego Aleo e da sua sorella Rosa; mentre quello di sinistra, “S. Sebastiano” (cm. 179x86) terminato nel 2011, è stato donato dalla prof. essa Pina Mancuso. Il 13 Agosto 2012 gli stessi donatori hanno portato in processione i dipinti dalla casa del prof. Diego Aleo alla chiesa.
(Il Libro di Giuditta è un testo contenuto nella Bibbia cristiana (Settanta e Vulgata).
È composto da 16 capitoli descriventi la storia dell'ebrea Giuditta, ambientata al tempo di Nabucodonosor (605-562 a.C.), "re degli Assiri". La città giudea di Betulia è sotto assedio da parte di Oloferne, generale assiro, e viene liberata grazie a Giuditta, che uccide Oloferne dopo un banchetto in cui lo ha fatto ubriacare, decapitandolo e portando poi il capo ai suoi concittadini).
La via Crucis è stata restaurata e modificata da Valentino Faraci di Barrafranca, con l’aggiunta di edicole che si ispirano al tempietto del Fantauzzo costruito sopra l’altare Maggiore, mentre i vecchi lampadari sono stati sostituiti da altri in vetro di Murano, stile Impero Pegaso.
(La Via Crucis è un rito cristiano, della Chiesa cattolica, con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.
Alcuni fanno risalire la storia di questa devozione alle visite di Maria, madre di Gesù, presso i luoghi della Passione a Gerusalemme, ma la maggior parte degli storici riconosce l'inizio della specifica devozione a Francesco d'Assisi o alla tradizione francescana.
A volte la Via Crucis viene terminata con una quindicesima stazione, la Risurrezione di Gesù. Chi la aggiunge lo fa nell'idea che la preghiera cristiana nella contemplazione della passione non può fermarsi alla morte, ma deve guardare al di là, allo sbocco di cui i Vangeli ci parlano, alla risurrezione).
Per non privare la chiesa del suono della sue campane, il parroco don Salvatore Nicolosi e la comunità parrocchiale hanno incaricato nel 2012 la ditta Asel di Mascalucia di comporre sul terrazzo della canonica l’incastellatura in ferro provvisoria per sostenere cinque campane, fuse nella “Fonderia Ecot Campane” di Mondovì, in attesa della costruzione del nuovo campanile.
In ogni campana in alto si notano motivi floreali e simboli; al centro il bassorilievo della Madonna con la scritta: “Madre della Divina Grazia-Barrafranca anno 2012”, il marchio della fonderia e i nomi di coloro che l’hanno adottata. La prima campana (dedicata a Maria S.S. Della Catena) è stata adottata dal Sac. Salvatore Nicolosi e sua sorella Catena; la seconda (dedicata a S. Rosalia) da Luigi Livorno e Rosalia Tambè; la terza (dedicata all’Immacolata Concezione) da Giuseppina Mancuso; la quarta (dedicata a S. Rosa) dal prof. Diego Aleo e sua sorella Rosa; la quinta (dedicata a S. Lucia) da Giuseppe, Lucia e Antonio Giunta.
Le campane sono state benedette dal vescovo Mons. Michele Pennisi l’otto Luglio 2012.
Per amor di cronaca riportiamo quanto scritto su una lapide posta a sinistra del nartece della chiesa: NINFE E CANCELLO ESTERNO DI QUESTA CHIESA GRAZIA FU FATTO A SPESE DI MANCUSO SALVATORE INTESO TARAGNINO PASTORE E MOGLIE GULINO MARIANNA Barrafranca 1927.
Ultimamente nel 2017 è stato restaurato l'organo della chiesa dalla ditta Arte Organaria Antonio e Alessandro Bovelacci di Ragusa.
Costruito dalla premiata fabbrica d'organi Damiano Polizzi e figli di Caltanissetta e acquistato dalla Chiesa nel 1913, dopo un periodo di inattività durato dalla fine degli anni settanta ad oggi, ritorna a far sentire la sua maestosa voce questo organo a canne interamente meccanico, unico strumento ancora esistente a Barrafranca. Fu restaurato una prima volta nel 1971 dal parroco Don Luigi Faraci e funzionò per quasi un decennio.
A ricordo del restauro attuale è stata applicata la seguente targa: "A. D. 2017-Restauro organo a canne a cura della Ditta Arte Organaria di A.&A. Bovelacci (Ragusa) con: -Contributo C.E.I.;-Diocesi Piazza Armerina;-Parrocchia Madre della Divina Grazia;-Parroco sac. Salvatore Nicolosi, in ricordo".