Mostra dipinti sulla Settimana Santa a Barrafranca di Gaetano Vicari. Discorso del pittore. Liceo "G. Falcone" di Barrafranca, 12 Marzo 2016

Prima di iniziare, saluto tutti i partecipanti e li ringrazio per essere intervenuti.
I dipinti presenti nella mostra sono stati realizzati nel 1986, trenta anni fa, in occasione dell'uscita del libro sulla Settimana Santa a Barrafranca "La Grande eredità", scritto da me e Diego Aleo, per essere esposti durante il primo Convegno sulla Settimana Santa tenuto nel nostro paese.
Il progetto da me ideato prevedeva 10 dipinti rappresentanti le statue e i personaggi più significativi della nostra Settimana Santa: L'Addolorata, l'apostolo S. Giovanni, il Cristo nell'urna, u Trunu, il Crocifisso, S. Pietro, S. Andrea, gli Apostoli, il Cristo della Giunta e la Madonna della Giunta.
Di tutte queste opere, 7 sono rimaste a Barrafranca, alcune da me date in dono. Il Cristo nell'urna e la Madonna della Giunta alla Chiesa Maria S.S. della Stella, perché le statue appartengono a questa chiesa; lo stesso per l'Addolorata donata alla Chiesa Grazia; gli Apostoli sono stati donati alla Pro Loco, perché io ne sono stato uno dei fondatori; ho dato "U Trunu" alla Scuola Media, dove ho quasi sempre insegnato; ho riservato S. Pietro per me, come ricordo di mio padre e di mio figlio. Altri due dipinti appartengono a collezioni private: il Crocifisso all'ing Paolo Bonanno e il Cristo Risorto al dott. Stefano Mattina.
In questa mostra dei 10 iniziali sono esposti 7 dipinti, ne mancano 3 : S. Giovanni, che si trova nella collezione di Aligi Sassu in Spagna e S. Andrea che appartiene ad una collezione privata in Toscana; del dipinto della Madonna della Giunta, donato da me alla Chiesa Madonna, si sono perdute le tracce.
Concludo dicendo che la visione di questa mostra potrebbe rappresentare una testimonianza storica, che consente di fare il confronto di come erano nel passato, 30 anni fa, gli arredi e le statue protagoniste della nostra Settimana Santa e come sono attualmente. Come si può constatare, in particolare hanno subito dei notevoli cambiamenti il "Cristo nell'urna" e il "Crocifisso du Trunu".
Gaetano Vicari

Introduzione alla presentazione del libro "Uno squarcio di paese fra passato e presente Il quartiere Grazia di Barrafranca La gente, la chiesa, la Madonna, la festa" di Diego Aleo e Gaetano Vicari. Relatori: Jole Virone, Diego Aleo, Pino Giunta

Prima di entrare nel vivo della presentazione del libro un saluto cordiale e un caloroso ringraziamento a tutti gli intervenuti, ai relatori, alle autorità. Un ringraziamento particolare va al parroco di questa chiesa, Padre Nicolosi per l'ospitalità e per la disponibilità dimostrata.
Anche se non faccio parte di questo quartiere, sono stato coinvolto a scrivere il presente saggio dalla proposta e dall'entusiasmo dell'amico Diego, abitante "doc" del quartiere Grazia.
Ho accettato con interesse, perché da sempre ho frequentato questo quartiere, caratterizzato dalla generosità, dall'unione e dalla solidarietà dei suoi abitanti.
Una piccola riflessione infine. Facendo l'analisi dei vari quartieri barresi, secondo il mio parere, il quartiere Grazia è uno dei pochi di Barrafranca, che attualmente conserva una sua caratteristica e una sua fisionomia, che molti altri quartieri di questo paese hanno perduto.

Gaetano Vicari

Chiesa Maria S.S. della Divina Grazia di Barrafranca, 22 Agosto 2015

Favola pensata e scritta dalla maestra Fatima Bizzetti e dedicata ai suoi alunni di quarta elementare in occasione del suo pensionamento (2005)

La zucca e il peperone
Un peperone vedendo passare per le viuzze dell' orto una bella zucca, se ne innamorò di colpo.
Quella zucca era la stessa che la fatina di Cenerentola aveva trasformato per una notte in una bellissima carrozza.
Il peperone, rosso dalla vergogna, fissò la zucca negli occhi e le disse:- " Mi vuoi sposare?"
La zucca che aveva conosciuto il bel principe, trovò il peperone brutto e grasso e deridendolo gli rispose:- "Non sarò mai e poi mai tua moglie... per di più ho sentito dire che hai un brutto sapore. Preferisco dagli uomini essere mangiata piuttosto che da un peperone essere sposata!". E scoppiò a piangere per la stizza.
Una carota che passava di là per caso, si avvicinò alla zucca e le chiese: - "Perché piangi?".
- " Piango perché non voglio sposare un peperone e perché i bambini non apprezzano le mie qualità. Mi vogliono solo per halloween e poi mi gettano via!" rispose la zucca.
-: " Ma non vogliono neanche me!", ribatté la carota per incoraggiarla, "proprio perché sono .....una semplice carota!"
" I bambini di oggi sono molto capricciosi", replicò, una vecchia barbabietola ( che aveva sentito tutto)" e rifiutano il ben di Dio.
Loro mangiano solo le cose che gli piacciono: hamburger e patatine fritte con ketchup e maionese, popcorn, brioscine e merendine di ogni genere.
Non mangiano pesce, mangiano poca carne e pochissima frutta. Non vogliono il cetriolo perché lo trovano di un brutto colorito verdastro e dicono che somiglia ad ET. Non vogliono neppure il sedano perché è' troppo nervoso.
Considerano la cipolla molto cattiva, perché li fa piangere sempre e affermano che l' aglio è solo buono per far morire i vampiri... figuriamoci i bambini!, che il cavolo li fa crepare dalla puzza, che il fagiolo è un duro ed il limone è aspro di carattere...
-" Ma non sanno cosa si perdono", replicò la saggia barbabietola, "Non bisogna mai giudicare le persone o le cose solo dall' apparenza! "
La zucca, riflettendo, si pentì amaramente di avere giudicato il peperone solo dall' aspetto. Gli chiese scusa e diventò sua amica.
Frequentandolo, trovò il peperone un bonaccione e decise di sposarlo.
Al loro matrimonio furono invitati tutti.
Parteciparono infatti la carota e la vecchia barbabietola col cetriolo a braccetto; andarono la cipolla con l'aglio, il cavolo ed il fagiolo, tutti vestiti da gran sera e portarono come doni molte vitamine e sali minerali. Insieme fecero una bella zuppetta ed invitarono i bambini a mangiarla con del buon pane ed un filo d' olio d' oliva.
Presi dal clima di festa, tutti la trovarono squisita.
Da quel momento i bambini capirono che ogni cibo e' buono per l'organismo e che un' alimentazione corretta deve essere varia, povera di grassi e di zuccheri, ma ricca di carboidrati, vitamine e sali minerali.
Fatima Bizzetti

Mostra della "Via Crucis della Chiesa del Convento di S. Francesco" dei fratelli Vaccaro dal 7 al 30 Marzo 2016 Presso la Biblioteca Comunale di Barrafranca

Nell'ambito dell'ambiente artistico siciliano della prima metà dell'800, in cui operarono Giuseppe Velasco, Giuseppe Patania, Tommaso Riolo ed altri, si inserisce la produzione neoclassica di GIUSEPPE VACCARO (1793-1866) e del fratello FRANCESCO (1808-1882), originari di Caltagirone. Giuseppe, allievo del Velasco a Palermo, oltre a dipingere, era rinomato per le sue sculture in legno; Francesco, anch'egli allievo del Velasco e del Patania, eseguiva da solo, ma spesse volte in collaborazione con il fratello, molti quadri sparsi per le chiese della Sicilia.
La fama della bravura dei fratelli Vaccaro arrivò anche nel nostro paese, dove furono chiamati per l'esecuzione di varie opere nelle principali chiese. Del 1818 è la tela della MADONNA DELLE GRAZIE, dipinta per l'omonima chiesa quasi sicuramente da Giuseppe a soli 25 anni. In seguito nel 1837 troviamo i fratelli Vaccaro a lavorare insieme per la chiesa dell'Itria nel dipinto di S. ROCCO; e per la chiesa del Convento di S. Francesco, dove realizzarono, oltre alla VIA CRUCIS del 1857, la tela dell'IMMACOLATA e probabilmente L'IMMACOLATA CORONATA DI STELLE e la STATUA DELL'IMMACOLATA. Infine presso la chiesa Maria S.S. della Stella i due fratelli dipinsero la MADONNA DEI RAGGI, mentre Francesco da solo eseguì nel 1859 la pala di S. ALESSANDRO.
La certezza che la Via Crucis della chiesa del convento di S. Francesco di Barrafranca sia stata dipinta dai Vaccaro è data dalla seguente scrittura che si trova dietro un loro dipinto presso gli eredi del Dott. Geraci: " I fratelli D. Giuseppe e D. Francesco Vaccaro da Caltagirone l'anno 1857 a spese e devozione del R. Bonaventura da Barrafranca, ministro provinciale, pinsero la Via Crucis della Chiesa (Convento)..."
Questa è forse la prima delle 5 Vie Crucis eseguite nello studio dei Vaccaro ed è la più ispirata nella sua drammaticità. Sembra che nella realizzazione dei vari quadretti gli autori, oltre a seguire lo stile neoclassico con cadenze puriste proprio del loro tempo, fossero influenzati dalla pittura e dalla moda secentesca. Si nota infatti qualche citazione di ascendenza caravaggesca, che in alcune Stazioni concorre a creare un pathos contenuto. Appare palese il coinvolgimento emotivo degli autori, il cui intento principale risulta quello di sollecitare la partecipazione dello spettatore ai vari momenti della passione di Cristo, caratterizzato in quasi tutte le Stazioni dalla tunica di colore azzurro.

Gaetano Vicari

VENERDI' SANTO a BARRAFRANCA anno 1993


CENTRO LINGUISTICO E AUDIOVISIVI UNIVERSITARIO (CLAU)
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TORINO
Torino,lì 29/03/94
Chiar.mo Professore,
come da intese intercorse, le trasmettiamo una breve relazione inerente al Venerdì Santo a Barrafranca.
Un augurio di buon lavoro e soprattutto di buone Feste a tutti
ANNA MARIA ANCONA
Caro prof. Vicari,
con i nostri migliori auguri per la prossima Pasqua, Le inviamo i sensi della nostra soddisfazione per l’iniziativa di proiettare pubblicamente il nostro documentario sulla festa del Venerdì Santo a Barrafranca.
Si tratta di una festa senza eguali, frutto non tanto di una tradizione riproposta come spettacolo folcloristico, ma di una vera passione collettiva che sa riunire la vostra comunità nell’azione partecipante di tutti i suoi membri. Festa della virilità, rito di passaggio, inno alla fertilità e alla rigenerazione della natura: i significati sono evidenti, ma la loro stessa forza ci sembra essere ecceduta e superata dal vero e proprio miracolo – nella società complessa – di vedere realizzare intorno alla processione del Venerdì Santo la compiuta identità di un’intera comunità, arricchita nell’occasione dalla partecipazione di molti suoi membri che durante l’anno vivono e lavorano altrove, in Italia e all’Estero.
Quello che colpisce, soprattutto, è l’entusiasmo dei giovani, che nella festa non vedono l’improbabile rappresentazione di un tempo ormai lontano, ma una risorsa per l’oggi, la risposta collettiva a una condizione sempre più connessa all’individualità dell’uomo gettato nel mondo senza patrie e utopie. Realizzando nell’azione rituale, nella sua spontaneità e violenza, il mito delle origini, i giovani di Barrafranca mostrano di saper ritrovare la forza della tradizione come porta spalancata verso un possibile domani, solidale e produttore di nuova cultura. Il dio solare, il Cristo illuminato e coperto di ori, così diverso da quello della tradizione canonica, ne è la metafora e la rinnovata rappresentazione.”.

Non so come giudicherete il nostro film, che è il risultato parziale del nostro incontro con la vostra comunità e con la cultura che esprime. Un incontro che ci ha arricchiti e che come in poche altre occasioni ci ha mostrato il significato del nostro lavoro, che è quello di dar voce e di far conoscere quanta ricchezza umana e culturale sappiano ancora esprimere le tradizioni orali.
La nostra lettura è perciò stata partecipante, non ci siamo limitati a guardare ma, come sanno coloro che ci hanno aiutato nel lavoro di documentazione, abbiamo voluto immergerci nella vostra realtà culturale per conoscerla quanto più dall’interno, per condividerla, vogliamo dire.
A Barrafranca abbiamo lasciato tanti amici, ma anche un pezzetto di noi. Se questa sera non possiamo esserci, è per impegni di lavoro che non ce lo consentono: ma ormai un certo contagio si è prodotto, e la sera del Venerdì Santo idealmente saremo lì, per le vie di Barrafranca, ad applaudire “U Trunu” e a unirci al grido dei vostri giovani: “Misericordia”.
A Lei, professor Vicari, la nostra riconoscenza con la preghiera di esternarla a tutti coloro che ci hanno concesso di realizzare questo film, i cui nomi sono troppi per essere qui ricordati uno per uno.
Ancora grazie, e a presto
AMBROGIO ARTONI (Professore di Semiologia dello Spettacolo e DIRETTORE del Centro Linguistico e Audiovisivi Universitario di Torino)
PIERCARLO GRIMALDI (Professore di Storia delle Tradizioni Popolari)

p.s.: Il video “U Trunu” oltre all’utilizzo in sede didattica e scientifica universitaria è stato presentato:

- al Convegno Internazionale “Antropologia Visiva e Culturale della Rappresentazione, Il tempo delle feste in Europa”, organizzato dal Consiglio d’Europa in collaborazione con l’Università di Torino e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Torino, ottobre 1993);
- al Convegno del C.N.R. “Sei anni di attività del Comitato Nazionale per la Scienza e la Tecnologia del Beni Culturali” (Roma, marzo 1994);
E’ prevista inoltre la presentazione nella rassegna europea di programmi audiovisivi organizzata ad Atene per l’aprile 1994 dalla C.E.E. – Euroregio.
Successivamente sarà presentato a Budapest, nel mese di novembre 1994 in occasione di un Convegno Internazionale di Etnologia.

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